Il complesso architettonico di villa Capodaglio, appartenente dal 1973 al sig. Ovidio Barbiero venne edificata per volontà della nobile famiglia veneziana da cui prende il nome, verso la metà del 1700.
la villa si inserisce nella tipologia di strutture che all'epoca venivano fatte erigere appositamente come residenze estive abitate quindi per pochi mesi all'anno.
Era doveroso e simbolo di ulteriore prestigio possedere questo tipo di residenza di modeste dimensione nelle quali oziare era la principale mansione oltre a quella di dedicarsi alla cacciagione o comunque ad altre attività di svago.
Il perchè della forte presenza di nobiltà veneziana in questo territorio è un fenomeno che ebbe origine dalla scoperta dell'america e da conseguente spostamento del fulcro commerciale da Venezia, che aveva il monopolio del commercio mediterraneo, verso le città costiere più comode per l'accesso all'Atlantico.
Di conseguenza tutte le nobili famiglie che avevano basato la loro ricchezza sul commercio marittimo, dovettero mantenerla con l'espansionismo territoriale nell'entroterra.
Tali costruzioni, infatti, erano poste su ampi poderi che venivano fatti coltivare da fattori incaricati dai padroni e dai quali si percepiva un guadagno.
Per quel che riguarda nello specifico la villa in questione l'utilizzo che se ne fece fu in particolare quello di residenza nei periodi di caccia.
Questo sport pare fosse il prediletto per i Capodaglio.
E' da considerare che all'epoca il territorio era molto più desolatoe il fatto che fosse da un lato vicino ai colli euganei e dall'altra altrettanto alle paludi offriva una buona varietà di cacciagione dalla fauna boschiva ai volatili d'acquitrino.
Nell'estetica la villa raccoglie tutte le peculiarità architettoniche neoclassiche del territorio vento e fondate sui principi palladiani.
E' di modeste dimensioni e si sviluppa su tre piani.
La facciata prenta una base a scarpa in mattoni sulla quale si sviluppano i due sobri ordini scanditi da un marcapiano, il primo ordine presenta due coippie di finestre architravate tra le quali si colloca il perfetta simmetria l'apertura di infresso arcuata e sormontata da terrazzo.
Le finestre del secondo ordine arcuate hanno il perimetro scandito in trachite ossia la pietra che si estrae dal territorio circostante.
Lungo l'asse della porta d'ingresso e del terrazzo si colloca l'abbaino timpanato che presenta anch'esso un'apertura arcuata.
Nella facciata posteriore lo stile degli ordini resta inalterato e uniche differenze riguardano il rivestimento in trachite degli archi che qui viene limitato alla sola apertura del terrazzo e l'abbaino che non presenta un apertura bensì due e non arcuate ma architravate.
Vi sono due elementi in più ossia le canne fumarie simmetricamente disposte tra le copie di finestre del secondo ordine che rompono armoniosamente la solenne monotonia della piatta superficie.
All'interno si ripresenta la stessa classica e magnifica sobrietà.
Dalla loggia al primo piano si accede ai vari ambienti con pavimentazione in veneziana e soffitto in travi.
L'ambiente interno per quanto sobrio e squisitamente accogliente studiato appositamente dagli architetti del tempo per ospitare i compagni di caccia della nobile famiglia.
Uscendo dal retro si accede all'ampio parco nel cui centro e immancabile il piccolo e delizioso pozzo e nel quale ieri come oggi si ritrova la congeniale tranquillità che allieta gli animi.
La villa resta nel suo ottimale stato conservativo uno dei gioielli della prestigiosa architettura neoclassica dove predominate resta: lo schema geometrico assolutamente inviolabile, la luminosità cromatica e la severa sobrietà.